Il Parco culturale ecclesiale presenta il «De finibus terrae slow touring», un intervento per la valorizzazione del territorio attraverso la mobilità dolce (tutte le forme di movimento non motorizzato, come quello pedonale o ciclabile), e guarda alla «Carta di Leuca» nel segno di don Tonino Bello.

Si è discusso di fede e di turismo ieri nell’episcopio di Ugento, in una conferenza organizzata dal Pce, ente che promuove i “Cammini di Leuca” e che ha attuato un press tour nell’ambito del programma operativo regionale FESR-FSE 2014-2020 “Attrattori culturali, naturali e turismo”.

Il Parco opera per la valorizzazione delle eccellenze di carattere culturale, religioso, paesaggistico ed enogastronomico dell’area, attraverso la mobilità dolce, con l’obiettivo di raccontare il Capo di Leuca come un territorio autentico, unico con il suo entroterra.
In questi anni, proprio grazie a queste iniziative, il turismo religioso qui è cresciuto a dismisura, con mete straordinarie come la Basilica Pontificia di Leuca e la tomba di don Tonino Bello ad Alessano, davanti alla quale Papa Francesco pregherà il prossimo 20 aprile.

Il turismo religioso nel Salento è cresciuto a dismisura negli ultimi anni.

Alla conferenza erano presenti il vescovo monsignor Vito Angiuli, il presidente del Parco don Stefano Ancora, il direttore Federico Massimo Ceschin (che è anche rappresentante della rete di cooperazione internazionale Cammini d’Europa), il sindaco di Ugento Massimo Lecci, il direttore dell’ufficio nazionale pastorale del tempo libero della CEI, don Gionatan De Marco e il direttore dell’Ufficio diocesano Beni Culturali, don Gianluigi Marzo.

Capo di Leuca

«C’è una vocazione del territorio che noi stiamo semplicemente scoprendo – ha spiegato mons. Vito Angiuli – ci sono una geografia e una storia che hanno dentro tante dimensioni. Il nostro compito è quello di sciogliere alcune contraddizioni di questa terra».

«Il Parco – ha ricordato don Stefano Ancora – oltre i “Cammini” ha creato la “Carta di Leuca”, quest’anno giunta alla terza edizione, che riprenderà un tema molto caro a don Tonino Bello: la convivialità delle differenze».


Tratto da un articolo di Mauro Ciardo per la Gazzetta del Mezzogiorno