



Ci impegniamo noi e non gli altri, noi giovani provenienti dai Paesi baciati dal mar Mediterraneo che hanno scelto di mettersi ancora in cammino, alla scuola del Bello, sui sentieri diritti della pace.
Ci impegniamo a parlare parole che non siano la fine ma l’inizio di un dialogo che costruisce ponti e abbatte muri. Parole pesate, pensate, profonde e vere, come semi piantati nel solco che fioriscono in azioni concrete, collettive e comunitarie.
Ci impegniamo a curare le ferite del pianeta partendo dal basso, dai nostri stili di vita, creando una società attenta e solidale.
Ci impegniamo a pensare pensieri che facciano del lavoro uno strumento di pari opportunità all’uomo e alla donna, rispettando la loro naturale diversità e facendo emergere la pari dignità fra essi.
Ci impegniamo a progettare progetti che partano dalla vita e portino alla vita di tanti uomini e donne che desiderano fare dell’inclusione uno stile di vita e della terra una casa gentile, attraverso scelte di attenzione e premura, perché una vita dignitosa non sia privilegio di pochi ma diritto di tutti.
Ci impegniamo a proporre propositi di pace. La guerra, inevitabilmente, porta con sé dei mali che spesso hanno una portata distruttiva più grande della guerra stessa. Creiamo legami positivi, favoriamo la cura verso gli altri, promuoviamo una cultura dell’incontro e della solidarietà per distruggere l’indifferenza e l’egoismo che ci circondano, costruendo così la civiltà dell’Amore.
Ci impegniamo perché il mondo si muove se noi ci muoviamo, si muta se noi mutiamo, si fa nuovo se qualcuno si fa nuova creatura. La primavera incomincia con il primo fiore, la notte con la prima stella, il fiume con la prima goccia d’acqua, l’amore col primo pegno.
Ci impegniamo, allora, perché noi crediamo nell’Amore, la sola certezza che non teme confronti, la sola che basta per impegnarci perpetuamente.
De Finibus Terrae, 14 agosto 2022






